Allan Kardeck, ed i suoi libri.-Sito Web di Garbin Luca.-Sulle ali dell'infinito di Luca Garbin

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l'uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Sulle ali dell'infinito di Luca Garbin

Allan Kardec

Fonte: http://www.gruppogiordanobruno.it/approfondimenti/cose-lo-spiritismo/


COS’È LO SPIRITISMO

Evoluzione morale-intellettuale-spirituale dell'uomo e dello spirito.

I principi della dottrina richiamano gli insegnamenti di Gesù per espandere il progresso morale dell’umanità, in contrapposizione all’egoismo, all’orgoglio e al materialismo.

Lo Spiritismo (con S maiuscolo) è ancora poco conosciuto in Italia.

La parola “Spiritismo” è stata associata alle superstizioni, alla cartomanzia, alla lettura delle mani o delle foglie di thé, ai cristalli, alle conchiglie e alla stregoneria.

In realtà, esso è una Dottrina che tratta dell’origine e della natura degli spiriti, come pure delle loro relazioni con il mondo materiale (visibile), attraverso un insieme di Principi e di Leggi rivelate da diversi spiriti superiori per mezzo di vari medium, che sono contenuti nei libri che Allan Kardec ha curato e che costituiscono la cosiddetta Codificazione Spiritica; essi sono Il Libro degli SpiritiIl Libro dei MediumIl Vangelo secondo lo SpiritismoIl Cielo e l’Inferno e La Genesi.

Il Libro degli Spiriti, pubblicato a Parigi il 18 Aprile 1857, è l’opera base dello Spiritismo (tutte le altre muovono da questa), contiene i principi di una filosofia spiritualista relativi all’immortalità dell’anima, la natura degli spiriti e le loro relazioni con gli uomini, le leggi morali, la vita attuale, la vita che verrà e il futuro dell’umanità.

 

La fenomenologia dello spiritismo è sempre esistita; ad esempio, nella Bibbia (Antico Testamento), troviamo diverse rivelazioni medianiche riportate in molti dei suoi libri. Tuttavia Kardec forgiò i termini “Spiritista” e “Spiritismo”, e fu lui, attraverso la Dottrina Spiritista, a spiegare i fatti che gli spiriti annunciavano al mondo. Non si tratta, in definitiva, dell’opera di un uomo, ma di vari spiriti disincarnati, che inaugurarono una nuova era per l’umanità: l’Era dello Spirito.

 Oltre ai cinque libri menzionati, che costituiscono la base della dottrina, Kardec ne ha pubblicati anche altri, tra i quali Cos’è lo Spiritismo e Miracoli e profezie. Ha inoltre fondato e diretto La Rivista Spiritica.

Kardec




Allan Kardec Ieri e oggi. Lo Spiritismo


Traduzione dal portoghese di Enrico Dovigo

Montaggio: Leila Brasilia Karin Bombazar de Andrade

«Per chi crede,nessuna prova è necessaria.
Per chi non crede, nessuna prova è sufficiente».

                                                                                    Franz Werfel

 

 

Allan Kardec, il cui vero nome è Hippolyte Léon Denizard Rivail, nacque nella città di Lione (Francia), il 3 ottobre 1804, in seno all’antica famiglia lionese, di nobili e degne tradizioni.

I suoi genitori furono Jean-Baptiste Antoine Rivail, magistrato integro, e Jeanne Louise Duhamel […]. Il futuro codificatore dello Spiritismo ricevette un nome caro e rispettato e tutto un passato di virtù, di onore e probità. Un gran numero dei suoi antenati si erano distinti nell’avvocatura, nella magistratura e perfino nel trattamento dei problemi educazionali.

Ben presto, il bambino si rivelò altamente intelligente e acuto osservatore, denotando franca inclinazione per le scienze e per gli argomenti filosofici, compenetrato dei suoi doveri e responsabilità, come se fosse un adulto.
Conforme ci racconta Henri Sausse [biografo di Kardec], Rivail realizzò i suoi primi studi a Lione, la sua città natale, ove fu educato entro severi principi di onoratezza e rettitudine morale. È da presumere che l’influenza paterna e materna siano state delle più benefiche nella sua infanzia, costituendo una fonte di nobili sentimenti.
All’età di dieci anni, i suoi genitori lo inviano a Yverdon (o Yverdun), città svizzera del cantone di Vaud, situata nell’estremità S. O. del lago di Neuchâtel e nella foce del Thièle, al fine di completare e arricchire il suo bagaglio scolastico nel celebre Istituto di Educazione lì installato nel 1805, dal professore- filantropo Johann Heinrich Pestalozzi [...]. Frequentato tutti gli anni da un gran numero di stranieri, citato, descritto, imitato, era, in una parola, la scuola modello dell’Europa.

 

Il bambino Denizard Rivail, al quale i destini avrebbero riservato una sublime missione, subito si rivelò uno dei discepoli più fervidi dell’insigne pedagogista svizzero [...]. Possessore di intelligenza penetrante e alto spirito di osservazione, e, ancora, incline naturalmente alla soluzione degli importanti problemi dell’insegnamento e allo studio delle scienze e della filosofia, – Rivail si accattivò la simpatia e l’ammirazione del vecchio professore, diventando, poco dopo, suo efficiente collaboratore. Gli esempi di amore al prossimo forniti da Pestalozzi [per il quale l’amore è l’eterno fondamento dell’educazione] avrebbero orientato per sempre la vita del futuro Codificatore dello Spiritismo. Oltretutto, perfino quel buon senso, che Flammarion con felicità applicò a Rivail, fu coltivato e invigorito con le lezioni e gli esempi ricevuti nell’Istituto di Yverdon, ove gli spuntarono pure le idee che più tardi lo avrebbero collocato nella classe degli uomini progressisti e dei liberi  pensatori.

 

Come è nata la Dottrina Spirita?

 

Nata alla fine del XVIII sec come Dottrina Spiritica, dalla accurata ricerca e osservazione del pedagogo, filosofo e scienziato francese, Hippolyte Léon Denizard Rivail, più conosciuto con il pseudonimo di Allan Kardec, ci propone una visione della vita spirituale da una altra angolazione.

 

  1. I primi studi seri di Spiritismo

Fu in quelle riunioni [nella casa della famiglia Baudin] che cominciai i miei studi seri di Spiritismo, meno, ancora, per mezzo di rivelazioni, che di osservazioni. […] Compresi, prima di tutto, la gravità dell’esplorazione che stavo intraprendendo; percepii, in quei fenomeni, la chiave del problema tanto oscuro e tanto controverso del passato e del futuro dell’Umanità, la soluzione che io avevo cercato in tutta la mia vita. Era, insomma, tutta una rivoluzione nelle idee e nelle credenze; si rendeva necessario, pertanto, procedere con la maggior circospezione e non leggermente; essere positivista e non idealista, per non lasciarmi illudere . Uno dei primi risultati che colsi dalle mie osservazioni fu che gli Spiriti, non essendo nient’altro che le anime degli uomini, non possedevano né la piena saggezza, né la scienza integrale; che il sapere di cui disponevano si circoscriveva al grado che avevano raggiunto, di avanzamento, e che la loro opinione aveva il solo valore di un’opinione personale. Riconosciuta dal principio, questa verità mi preservò dal grave scoglio di credere nell’infallibilità degli Spiriti e mi impedì di formulare teorie premature, aventi per base ciò che fu detto da uno o alcuni di essi.
Il semplice fatto della comunicazione con gli Spiriti, dicessero essi quel che dicessero, provava l’esistenza del mondo invisibile ambiente. Era già un punto essenziale, un immenso campo aperto alle nostre esplorazioni, la chiave di innumerevoli fenomeni fino ad allora inspiegati. Il secondo punto, non meno importante, era che quella comunicazione permetteva che si conoscessero lo stato di quel mondo, i suoi costumi, se così ci possiamo esprimere. Vidi subito che ogni Spirito, in virtù della sua posizione personale e delle sue conoscenze, mi svelava una faccia di quel mondo, nello stesso modo in cui si arriva a conoscere lo stato di un paese, interrogandone gli abitanti di tutte le classi, dato che non può uno solo, individualmente, informarci di tutto. Compete all’osservatore formare il congiunto, per mezzo dei documenti raccolti da differenti parti, collezionati, coordinati e comparati gli uni con gli altri. Mi comportai, dunque, con gli Spiriti, come avevo fatto con gli uomini. Per me, essi furono, dal minore al maggiore, mezzi con cui informarmi e non rivelatori predestinati .

 

Hippolyte Lèon Denizard Rivail

Le idee di Rivail erano quelle di un libero pensatore, progressista e illuminato.

La sua formazione mentale fu di fondamentale importanza quando, nel 1848, incuriosito e attratto dal fenomeno medianico intraprese i suoi studi con prudenza e metodo scientifico.


Nel 1857 nasce la Dottrina Spirita

 

Gli spiriti più elevati gli rivelarono la necessità di contribuire alla diffusione di insegnamenti che non solo avrebbero portato alla comprensione delle leggi che presiedono ai fenomeni spiritisti, ma anche che avrebbero innescato un processo di evoluzione spirituale. 

Il 12 giugno 1856, attraverso la medianità della signorina Aline C…, il professor Rivail si dirige allo Spirito Verità con l’intenzione di ottenere più informazioni circa la missione che alcuni Spiriti gli avevano già indicato: missionario-capo della nuova dottrina. Si stabilì, allora, il dialogo che segue:

Domanda (a Verità) – Buono Spirito, io avevo il desiderio di sapere cosa pensi della missione che alcuni Spiriti mi segnalano. Dimmi, ti domando, se è una prova per il mio amor proprio. Ho, come sai, il maggior desiderio di contribuire per la propagazione della verità, ma, dal ruolo di semplice lavoratore a quello di missionario-capo, la distanza è grande e non percepisco cosa possa giustificare in me tale grazie, di preferenza a tanti altri che possiedono talento e qualità di cui non dispongo.

 

 

Risposta – Confermo ciò che ti fu detto, ma ti raccomando molta discrezione, se vorrai uscirne bene. Prenderai più tardi conoscenza di cose che ti spiegheranno ciò che ora ti sorprende. Non dimenticare che puoi trionfare, come puoi fallire. In quest’ultimo caso, un altro ti sostituirà, giacché i designi di Dio non appoggiano sulla testa di un uomo. Non parlare mai, quindi, della tua missione: sarebbe la maniera di farla fallire. Essa può giustificarsi solamente per l’opera realizzata e tu non facesti ancora nulla. Se la adempierai, gli uomini sapranno riconoscerlo, presto o tardi, visto che dai frutti è che si verifica la qualità dell’albero.
 

D. – Certamente non ho alcun desiderio di vanagloriarmi di una missione nella quale difficilmente credo. Se sono destinato a servire da strumento ai designi della Provvidenza, che essa disponga di me. In quel caso, reclamo la tua assistenza e quella dei buoni Spiriti, nel senso di aiutarmi e sostenermi nel mio compito.

 

R. – La nostra assistenza non ti mancherà, ma sarà inutile se, da parte tua, non farai ciò che sarà necessario. Hai il tuo libero arbitrio, che puoi usare come lo intenderai. Nessun uomo è costretto a fare cosa alcuna.

 

 

D. – Che cause potrebbero determinare il mio fallimento? Sarebbe l’insufficienza delle mie capacità?

R. – No; ma la missione dei riformatori è pregna di scogli e pericoli. Ti predico che è rude la tua, perché si tratta di scuotere e trasformare il mondo intero. Non supporre che ti basti pubblicare un libro, due libri, dieci libri, per dopo startene tranquillamente in casa. Devi esporre la tua persona. Susciterai contro di te odi terribili: nemici accaniti si congiungeranno per la tua perdita; ti vedrai fare i conti con la malevolenza, con la calunnia, con il tradimento stesso di coloro che ti parranno i più dedicati; le tue migliori istruzioni saranno disprezzate e falsate; per più di una volta soccomberai sotto il peso della fatica; in una parola: dovrai sostentare una lotta quasi continua, con il sacrificio del tuo riposo, della tua tranquillità, della tua salute e perfino della tua vita, poiché, senza ciò, vivresti molto più tempo. Orbene! Non pochi arretrano quando, invece di una strada fiorita, sotto i passi vedono solo eriche, pietre acute e serpenti. Per tali missioni, non basta l’intelligenza. Si rende necessario, primariamente, per gradire a Dio, umiltà, modestia e disinteresse, visto che Egli abbatte gli orgogliosi, i presuntuosi e gli ambiziosi. Per lottare contro gli uomini, sono indispensabili coraggio, perseveranza e incrollabile fermezza. Sono pure necessari prudenza e tatto, al fine di condurre le cose in modo conveniente e non comprometterne l’esito con parole o misure intempestive.  Si esigono, infine, devozione, abnegazione e disposizione a tutti i sacrifici. Vedi, così, che la tua missione è subordinata a condizioni che dipendono da te .

Dopo il dialogo con lo Spirito Verità, essendo più lucido su ciò che gli sarebbe spettato fare da lì in avanti, Rivail elevò a Dio una preghiera, rivelando umiltà e totale sottomissione ai designi superiori. Signore! Giacché ti degnasti di lanciare gli occhi su di me per l’adempimento dei tuoi designi, si faccia la tua volontà! È nelle tue mani la mia vita; disponi del tuo servo. Riconosco la mia debolezza davanti a un così grande compito; la mia buona volontà non verrà meno, le forze, però, forse mi tradiranno. Supplisci alla mia deficienza; dammi le forze fisiche e morali che mi saranno necessarie. Sostienimi nei momenti difficili e, con il tuo ausilio e dei tuoi celesti messaggeri, tutto adopererei per corrispondere ai tuoi designi .
 

Per quanto concerne il tenore del dialogo intrecciato con lo Spirito Verità, Kardec registra, dieci anni dopo, le seguenti osservazioni:

 

Scrivo questa nota il 1° gennaio 1867, dieci anni e mezzo dopo che mi fu data la comunicazione di cui sopra e attesto che essa si realizzò in tutti i punti, giacché sperimentai tutte le vicissitudini che mi furono predette. Scesi in lotta con l’odio di nemici accaniti, con l’ingiuria, la calunnia, l’invidia e la gelosia; libelli infami si pubblicarono contro di me; le mie migliori istruzioni furono falsate; mi  tradirono coloro in cui io depositavo più fiducia, mi pagarono con l’ingratitudine coloro a cui prestai servizi. La Società di Parigi si costituì focolaio di continui intrighi orditi contro di me dagli stessi che si dichiaravano a mio favore e che, di buona fisionomia in mia presenza, mi colpivano alle spalle. Dissero che quelli che mi si conservavano fedeli erano miei salariati e che io li pagavo con il denaro che ricavavo dallo Spiritismo.  Mai più mi fu dato sapere cos’è il riposo; più di una volta soccombetti all’eccesso di lavoro, ebbi alterata la salute e compromessa l’esistenza.

 

 Grazie, tuttavia, alla protezione e assistenza dei buoni Spiritiche incessantemente mi diedero manifeste prove di sollecitudine, ho la ventura di riconoscere che non sentii mai il minor indebolimento o disanimo e che proseguii, sempre con lo stesso ardore, nel disimpegno del mio compito, senza preoccuparmi della malvagità di cui ero oggetto. Secondo la comunicazione dello Spirito di Verità, io dovevo calcolare di tutto ciò e tutto si verificò.Ma, pure, a fianco di queste vicissitudini, quali soddisfazioni sperimentai, vedendo l’opera crescere in maniera così prodigiosa! Con che compensazioni deliziose furono ripagate le mie tribolazioni! Che Benedizioni e prove di reale simpatia ricevetti da parte di molti afflitti che la Dottrina consolò! Questo risultato non me lo annunciò lo Spirito di Verità che, senza dubbio intenzionalmente, mi aveva mostrato solamente le difficoltà del cammino. Quale non sarebbe, dunque, la mia ingratitudine, se mi lamentassi! Se dicessi che c’è una compensazione tra il bene ed il male, non sarei nel vero, giacché il bene, mi riferisco alle soddisfazioni morali, avevano superato di molto il male.

 

Quando mi sopravveniva un disappunto, una contrarietà qualsiasi, io mi elevavo con il pensiero al di sopra dell’Umanità e mi collocavo anticipatamente nella regione degli Spiriti e da quel punto culminante, da dove distinguevo quello del mio arrivo, le miserie della vita scivolavano su di me senza raggiungermi. Così abituale era diventato per me tale modo di procedere, che le grida dei malvagi non mi perturbarono giammai .

 

“L’osservatore attento studia i fatti per cercare le cause e dedurre le conseguenze. E’ positivo non idealista, affinché non sia ingannato dalle illusioni.” Allan Kardec
 

All’epoca della pubblicazione de Il Libro degli Spiriti, l’autore si vide davanti ad un serio problema: come firmare il lavoro? E ancora una volta prevalse il buon senso del professor Rivail, secondo quanto si deduce dalle parole del biografo:

Al momento di pubblicarlo – dice H. Sausse [nell’opera Biographie d’Allan Kardec 4a edizione, p. 32], l’Autore fu molto perplesso nel decidere come lo avrebbe firmato, se con il suo nome – Hippolyte Léon Denizard Rivail, o con uno pseudonimo. Essendo il suo nome molto conosciuto dal mondo scientifico, in virtù dei suoi lavori anteriori, e potendo originar confusione, forse perfino pregiudicare l’esito dell’intraprendimento, egli adottò la proposta di firmarlo con il nome Allan Kardec, nome che, secondo quanto gli rivelò la guida [Zéfiro], egli aveva avuto al tempo dei druidi* [in Gallia, oggi Francia] .

 

3.1 Le opere spiritiche

Oltre a Il Libro degli Spiriti, venuto alla luce il 18 aprile 1857, Kardec scrisse molte altre opere spiritiche, delle quali si distaccano: La Rivista Spiritica (1° gennaio 1858); Che cosa è lo Spiritismo (luglio 1859); Il Libro dei Medium (15 gennaio 1861); Il Vangelo secondo lo Spiritismo (aprile 1864); Cielo e Inferno (agosto 1865); Genesi (16 gennaio 1868). Dopo la sua disincarnazione, fu pubblicato nel 1890, a Parigi, da P. G. Leymarie, il libro Opere Postume – collettanea di scritti del Codificatore dello Spiritismo.

Non meno importante è la corrispondenza, mediante la quale Kardec stabilì un contatto con scrittori, politici, ecclesiastici, saggi, persone di tutte le condizioni e di tutti i luoghi, sforzandosi [...] di consolare, soddisfare e istruire, aprendo alle anime afflitte e torturate le ridenti e dolci prospettive della vita supraterrestre .

 

 

"Pentateuco Kardechiano":

 

1. Libro degli Spiriti (1857 )
2. Libro dei Medium (1861)
  1.  
3.Il Vangelo secondo lo Spiritismo (1864)
4. Il Cielo e l'Inferno (1865)
5. La Genesi (1868).


 

“La Dottrina Spirita dunque,  non       solo       è  una potente  sintesi  delle   leggi         fisiche   e     morali del’universo, ma anche un mezzo di rigenerazione e di progresso. In questo universo dove esseri e cose        s’incatenano  e  si  legano in        una   stretta solidarietà,   in        una   profonda  e  sublime         armonia, non vi è posto, ne per il soprannaturale, ne per il miracolo.

 

È opinione generale tra gli studiosi della Dottrina Spiritica – per quanto riguarda il lavoro della codificazione – che Kardec non fu un semplice compilatore, essendo il suo compito andato molto aldilà della raccolta e selezione del materiale, cioè, dei messaggi ricevuti dal mondo spirituale. Su questo argomento, Wantuil e Thiesen fanno i seguenti commenti:
 

Sebbene Kardec ripetesse sempre che il merito dell’opera spettava tutto agli Spiriti che la dettarono, non è meno vero che fu a lui che spettò l’ingente compito di organizzare ed ordinare le domande (e che domande!) su argomenti dai più semplici ai più complessi, abbracciando vari rami della conoscenza umana.

 

 

 

La distribuzione didattica delle materie racchiuse nel testo; la redazione dei commenti alle risposte degli Spiriti, che primeggiano per la concisione e per la chiarezza con cui furono esposti; la precisione con cui intitola capitoli e sottocapitoli; le delucidazioni complementari di sua autorialità; le osservazioni e annotazioni, le parafrasi e conclusioni, sempre profonde e incisive; e così come la sua notevole «Introduzione»

– tutto ciò attesta la grande cultura di Kardec, l’affetto e la diligenza con cui egli procedette nell’affannoso lavoro che si era compromesso a pubblicare. Kardec fece ciò che nessuno aveva ancora fatto: fu il primo a formare con i fatti osservati un corpo di dottrina metodico e regolare, chiaro ed intelligibile per tutti, estraendo dall’ammontare caotico di messaggi medianici i principi fondamentali con cui elaborò una nuova dottrina filosofica, di carattere scientifico e di conseguenze morali o religiose .

 

Spiritismo

  1. Dio
  2. Gesù
  3. Libero arbitrio
  4. Reincarnazione
  5. Medianità
 

4. La disincarnazione           Lavoratore infaticabile, sempre il primo metter mano all’opera e l’ultimo a lasciarla, Allan Kardec soccombette, il 31 marzo 1869, quando si preparava per un trasferimento, imposto per l’estensione considerevole delle sue multiple occupazioni. Diverse opere che egli stava quasi terminando, o che attendevano l’opportunità per venire alla luce, dimostreranno un giorno, ancor più, l’estensione ed il potere delle sue concezioni.

 

Morì conforme a come visse: lavorando. Soffriva, da lunghi anni, di una malattia al cuore, che poteva essere combattuta soltanto per mezzo del riposo intellettuale e di poca attività materiale. Consacrato, però, interamente alla sua opera, si negava a tutto ciò che potesse assorbire anche uno solo dei suoi istanti, a spese delle sue occupazioni predilette. Accadde a lui quel che accade a tutte le anime di forte tempra: la spada consumò il fodero .

 

 

 

Intorno alla luminosa esistenza del maestro lionese, scrive il Fratello X [Spirito Humberto de Campos]:

[…] Allan Kardec, spegnendo la sua grandezza, nell’umiltà di un maestro di scuola, molte volte tormentato e disilluso, come semplice uomo del popolo, diede integrale adempimento alla divina missione che portava alla Terra, inaugurando l’era spiritica-cristiana, che, gradualmente, sarà considerata in tutti i quadranti dell’orbe come la sublime rinascenza della luce verso il mondo intero .

 

Studiando i fenomeni spiritici, senza conoscere le leggi che li regolano, possono sembrare soprannaturali, fantastici e, per questo, impossibili e ridicoli.

Una volta che si conosce la legge il fantastico scompare.

Kardec

 

 

 

Tal come detto da Cristo: "Non sono venuto per distruggere la legge, ma per compierla", anche lo Spiritismo dice: "Non vengo per distruggere la legge cristiana ma per eseguirla". In niente insegna il contrario di quanto già insegnato da Cristo, bensì sviluppa, completa e chiarisce in termini chiari, tutti quanto detto in modo allegorico. Lo Spiritismo viene per eseguire, nei tempi predetti, quanto annunciato da Cristo e per preparare la realizzazione delle cose future. Pertanto, lo Spiritismo è opera di Cristo, il quale lo presiede, in conformità a quanto predetto, per la rigenerazione che si opera e prepara il regno di Dio sulla Terra. Allan Kardec

(Il Vangelo secondo lo Spiritismo - cap. I - punto 7)

 

 

 

Lo studio delle opere di Allan Kardec è fondamentale per una corretta conoscenza della Dottrina Spiritica

 

Le verità contenute nelle opere di Kardec attraversano i tempi e a cada nuovo sviluppo della Scienza ci confermano quello che gli spiriti hanno dettato a lui.

Nascere, morire, rinascere ancora ed evolvere sempre, tale è la legge.

Fede incrollabile è soltanto quella che può affrontare

la ragione in tutte le epoche dell'Umanità. Allan Kardec

 

apresentao-01-pentateuco-1-728
 

Traduzione dal portoghese di Enrico Dovigo

Montaggio: Leila Brasilia Karin Bombazar de Andrade

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 



 

 

  1.  
 
  1.  
 
  1. Primi studi. L’Istituto di Yverdon